Utilizzabilità non è teoria della comunicazione. Seguendo Wittgenstein potremmo dire che la comunicazione è uno dei possibili giochi che si possono compiere utilizzando il linguaggio. Prendo a prestito il concetto di utilizzabilità che Heidegger espone ne L’origine dell’opera d’arte. Che cosa accade qui? L’oggetto (le scarpe da contadino) acquisisce un senso a partire dall’utilizzabilità, meglio, l’utilizzabilità dischiude un mondo. Ecco che analogicamente è il linguaggio – con il suo processo di significazione ed oggettivazione – e non l’oggetto che apre il mondo. E’ nel linguaggio che mostra le “scarpe”, che si apre il mondo nell’immanenza del linguaggio stesso. Qui si pone una domanda: cos’è qui la chiacchiera? E’ forse l’inauteuntico? Quello che si delinea è l’inappropiratezza. In che senso intendo questa espressione? Io credo che qui si debba intendere l’inappropriatezza come non proprio, come in-fondato. Tenendo presente la riflessione wittgensteiniana ciò che si mostra è un processo di differenziazione sempre in atto fra la parola e la cosa. La cosa non è la parola e la parola non è la cosa. Ecco che il trattino posto fra in e fondato vuole scartare rispetto al gioco dell’infondato che potrebbe prefigurare una insensatezza. Proprio nell’utilizzabilità questo elemento viene sempre posto sotto scacco. Per cogliere meglio questa riflessione rimando alla conclusione del saggio di G. Agamben dedicato al Bartleby di H. Melville. In esso si fa esplicito riferimento al fatto che parlare della tortura non è certo provarne la sofferenza sulla carne, ma il linguaggio è altresì in grado di mostrare questa sofferenza. Ecco l’inappropriatezza e l’in-fondatezza .
L’utilizzabilità possibile a partire dall’inapropiatezza ed infondatezza
25 09 2011Commenti : Lascia un commento »
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L’enigma non v’é
23 09 2011Premessa
Vorrei affrontare qui il tema della chiacchiera a partire da un’interpretazione della riflessione di Wittgenstein: la completa immanenza del linguaggio con se stesso.
Utilizzando un’espressione che Deleuze applica nella lettura del Barthleby di Melville, le parole non vogliono dire che ciò che dicono.
Tenterò quindi di mostrare qui che non vi è alcun enigma, alcun struttura misterica nel linguaggio. Per farlo attraverserò alcune fondamentali concettualizzazioni come: l’inappropriatezza, l’infondatezza, l’autonomia e la corrispondenza. Leggi il seguito di questo post »
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