F. Jullien, in Parlare senza parole, scrive:
“Perdere il proprio io”, come suggerisce il taoista e come ciascuno di noi può fare in ogni istante nell’incontro diretto con il mondo, quindi nel momento in cui non si dispone più del mondo ma ci si rende disponibili a esso (non è forse questa la peculiarità dell’esperienza poetica?), diventa in effetti un’esperienza illimitatamente accessibile. (pag. 54)
Questo passaggio può rimandare al quadro di C. D. Friedrich, Monaco sulla spiaggia?
