L’accademia degli zoppi

15 10 2009

Viene qui fondata oggi l’accademia degli zoppi. Nasce zoppa, perchè ancora non abbiamo definito nulla, ma tant’è. Accontentiamoci. Aspettiamo integrazioni.

Eccole

Così si presenta l’enigma della Sfinge nelle Fenicie di Euripide

Vi è sulla terra un essere a due, a quattro, a tre piedi, la cui voce è unica. Tra coloro che si muovono sul suolo, nell’aria e nel mare, solo lui cambia la sua natura. Ma quando cammina appoggiandosi su più piedi è allora che le sue membra hanno minor vigore.

La Sfinge definisce l’uomo per la sua locomozione che ne fa, al pari della sua voce, qualcosa di unico fra le creature viventi.

C’è un caso particolare, però, nella locomozione dell’uomo che fin dal mondo greco, compreso il momento prescritturale mitologico, ha catalizzato una particolare attenzione: la zoppia.

Dobbiamo a Lévi-Strauss l’dea che il tema dell’andatura sia connesso a quello dell’enigma.

L’enigma va inteso come una domanda separata dalla sua risposta, formulata cioè in modo tale che la sua risposta non possa riuscire a raggiungerla, non arrivi a risolverla. L’enigma traduce quindi un difetto o un impossibilità di comunicare nello scambio verbale tra due interlocutori: il primo pone una domanda alla quale non può rispondere che il silenzio del secondo. (Jean-Pierre Vernant, Pierre Vidal-Naquet – Mito e tragedia due – Einaudi 2001)

La zoppia viene intesa da Lévi-Strauss come un difetto; l’impossibilità della comunicazione viene riportata sul piano della manchevolezza e del deficit. Il che è come dire: ad ogni domanda deve seguire una risposta in grado di raggiungere l’obiettivo nella linearità di una comunicazione e di una discendenza possibili.

Lo zoppo invece è senza discendenza e non dovrebbe nemmeno avere un padre nel quale poter riconoscere la propria filiazione diretta.

Il Mito non va tanto per il sottile: chi trasgredisce questa regola darà il via ad una catena di guai fino a che tutta la discendenza dello zoppo non risulti estinta.

Labdaco (il nome deriva dalla lettera lambda, lettera asimmetrica) è il primo a trasgredire questa regola e genererà Laio, lo sbilenco, il quale a sua volta genera Edipo, dai piedi gonfi, che genererà quattro figli con la cui morte drammatica termina ogni discendenza.

Che lo zoppo non debba avere discendenza non può che significare il terrore da parte del mito e della cultura greca scritturale successiva a garantirsi da quelle stirpi e da quei comportamenti che non seguono la via diritta. Lo zoppo infatti procede a zig-zag, a volte in modo circolare, scomposto e imprevedibile; il mito esorcizza il timore verso lo zoppo lanciando l’anatema della distruzione per il trasgressore. Assicurarsi una discendenza diventa così la colpa dello zoppo, colpa che verrà espiata con una castigo e una pena.

La macchina mitopoietica che crea la colpa si presenta così come perfetta premessa della macchina giuridica scritturale che , come ricorda Benjamin ( ma anche Kafka), condanna non al castigo ma alla colpa.

Anche il parlare dello zoppo non è lineare e fluido; il suo è un dire per lo più enigmatico, lallatorio balbuziente (Artaud), le parole incespicano e rotolano sulle parole.

Inoltre è anche spesso smemorato e non riesce a collegare in se stesso il filo lineare dei ricordi.

Edipo “risolve” l’enigma ( trasformandolo così in un semplice indovinello) della Sfinge, cioè  ricongiunge in modo lineare una domanda con una risposta; costringe ad una andatura rettilinea e sicura il rotolamento oscillatorio del domandare.

Ma la Sfinge è figlia bastarda di Laio e il varco aperto da quel domandare non può più essere ricomposto.

Come può l’uomo partecipare dell’identità, radicarsi solidamente nell’identità, quando diventa tre volte diverso nel corso della sua esistenza? Come può mantenersi la permanenza di un ordine in creature sottoposte ad un totale cambiamento del loro statuto in ciascuna età della vita? Come possono rimanere intatti, immutabili i titoli e le funzioni di re, padre, marito, avo, figlio quando sono altre le persone che li assumono successivamente e quando la stessa persona deve essere di volta in volta tanto figlio quanto padre, sposo, nonno, giovane principe e vecchio re?

O ancora, a quali condizioni il figlio deve incamminarsi dritto sulle orme del padre per occuparne il posto, simile al suo genitore quanto basta perché questo posto si prolunghi indefinitamente sempre uguale nel tempo, diverso da lui quanto basta perché questa sostituzione dell’uno con l’altro non sfoci in una confusione caotica?

(Vernant, cit. pag 41-42)

Innocenzo X F. Bacon

Innocenzo X F. Bacon





a partire da Agamben

8 09 2009

Una prospettiva duale: aver luogo (del linguaggio); ciò che si dice. A partire da questa distinzione che si radica nel pensiero di Agamben abbiamo iniziato la discussione sui processi di significazione, oggi con Enzo.Giorgio Agamben





paradigma

25 08 2009

Una riflessione: la fenomenologia come paradigma?





Una riflessione interessante

27 11 2008

arcoiristv

In riferimento alle tematiche della differenza e della differance rimandiamo ad una feconda lezione magistrale di Carlo Sini del 2002, proprio su questa tematica ed in riferimento a J. Derrida. Il contributo è possibile grazie ad una collaborazione con arcoiris.tv

Per scaricare il file:

ico_real_adslico_real_56kico_wmp_adslico_wmp_56k1






Cosa intendiamo…?

16 05 2008

Cosa intendiamo…?

Potrebbe apparire paradossale ma ogni domanda sull’esperienza mi porta sempre più lontano da una ricerca, che pure sembrerebbe ovvia, di dati oggettivi.

Sicchè mi pare opportuna non tanto la domanda: cos’è l’esperienza?, quanto quella: cosa intendo precisamente quando parlo di esperienza?, oppure: dove posso incontrare, e in quali circostanze, qualcosa che è lecito definire esperienza? Leggi il seguito di questo post »





L’esperienza

6 03 2008

* E’, per lo più, ricorrente un’idea di concretezza (di esperienza) sempre legata al fare, alla produttività. E se invece la concretezza, la materialità dell’esperienza, fosse legata al non fare e alla improduttività? Leggi il seguito di questo post »





Come una premessa

15 12 2007

cartolina_retro.jpgAssalto alla mente - Neuro(co)scienze e intersoggettività

Venerdì 9 Novembre 2007 con il patrocinio della Facoltà di Scienze della Formazione – Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia; del Liceo Pedagogico “Matilde di Canossa” di Reggio Emilia; il Dipartimento di Filosofia dell’Università degli Studi di Bologna e l’Università degli Studi di Parma si è svolto a Reggio Emilia il convegno Assalto alla Mente – Neuro(co)scienze e intersoggettività. Scopo dell’incontro cercare di creare un contesto di lavoro multidisciplinare che affrontasse alcuni problemi cardine attuali come l’incarnazione delle coscienze, la ridefinizione della soggettività e dell’intersoggettività il tutto a partire dalle riflessioni emerse a seguito della scoperta dei “neuroni specchio”. Leggi il seguito di questo post »