Queste riflessioni iniziano direttamente da quelle sulla differenza/differenziazione. Il punto d’attacco di queste analisi è il seguente: percezione/impressione (nella loro accezione legata alla dimensione biologica) e suoi legami con la significazione. Come si connettono questi elementi che continuamente si coimplicano attraverso la funzione di ritorno? A mio avviso questo problema è di fondamentale importanza. Infatti l’insorgere del significato ha a che fare anche e soprattutto con la struttura evolutiva dell’uomo. Ma in che termini si può parlare di questo? Si può parlare di una significazione fetale? di una significazione neonatale? di una significazione del bambino? di una significazione dell’adulto? [significazione ed evuluzione: ulteriori considerazioni. Io posso ri-guardare alla significazione nelle varie fasi evolutive? Ossia posso davvero "portarmi" su una significazione che non sia la mia adesso? O posso solo guardare ad esse situandomi esclusivamente nelle posizione in cui mi trovo ora? Se non mantengo sempre viva questa considerazione non ricado forse già sempre in una prospettiva positivista ed oggettivista, che rende oggetto il significato e quindi in ultima istanza una posizione fisiologicista? Non è forse in una prospettiva di ritorno che acquisisce un senso la significazione evolutivamente concepita?] E’ chiaro che questa riflessione introduce già da sempre alla necessità di ri-definire il rapporto fra impressione e significato. Questo rapporto, a partire da un approccio fenomenologico, pare situarsi proprio nella struttura del ritorno. A questo punto possimo forse pensare di cogliere la differenziazione perché si genera in questo processo di ritorno o è la differenziazione stessa che implica il ritorno? A questo punto vediamo di individuare alcuni elementi che credo essere importanti: 1. immediatezza dell’impressione; 2. mediatezza della significazione. Possiamo spingerci ad identificare questa dinamica (perché non si dà mai assoluta distinzione, ma sempre coimplicazione) come ciò che rende sempre la percezione – dovremmo dire in modo forse più specifico l’appercezione – come una struttura di mediatezza? Può darsi la pura impressione/sensazione? Può darsi ciò come semplice fenomeno biologico? Questo domandare non rimanda forse sempre alla ri-definizione dell’orizzonte dell’animalità? Ipotizzando un movimento di questo tipo in cui ritorno e differenza risultano fondamentali ai fini di queste strutturazioni non ci si trova già da sempre rinviati all’orizzonte della temporalità, meglio della temporalizzazione? Come hanno a che fare i processi di significazione con la temporalizzazione?
percezione/impressione, significazione
5 09 2009Commenti : Lascia un commento »
Tag: differenziazione, ritorno, significazione
Categorie : corpo, differenziazione, esperienza, significazione
La differenza o della differenziazione
25 04 2009Come una premessa
La differenza. Questa parola ha a che fare con la democrazia? Io credo di sì. Ma soprattutto credo che sia necessario tentare una declinazione di questa parola passando dalla differenza alla differenziazione. Cercherò di chiarire questi passaggi proprio affrontando il tema, sarò però anche costretto ad analisi che si rivolgono al tema in modo analogico ed allusivo. Alla conclusione di questa riflessione tornerò sul tema della differenziazione dandone una possibile lettura “politica”.
Vi è una differenziazione radicale che apparentemente si dà già a livello biologico. Da questa inizierò questo percorso per poi procedere ad una descrizione progressiva di questo processo già da sempre in atto ed indispensabile proprio per il definirsi di categorie come quelle di io, alterità e mondo. Leggi il seguito di questo post »
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Tag: differenza, differenziazione, empatia, Heidegger, Husserl, io, io sono, scarto, tempo
Categorie : differenziazione, esperienza, significazione
Meditazioni sulle Meditazioni Cartesiane di E. Husserl
16 11 2008
E. Husserl
E: Husserl, nella Seconda Meditazione Cartesiana scrive:
non è la mera identità dell’io sono che costituisce il contenuto assolutamente indubitabile dell’esperienza trascendentale di sé, ma è un’universale struttura apodittica di esperienza dell’io (per esempio, la forma temporale immanente del flusso dei vissuti) che si estende attraverso tutte le datità particolari della reale o possibile esperienza di sé, sebbene essa singolarmente non sia assolutamente indubitabile. In connessione e in dipendenza di essa sta il fatto che l’io si delinea per se stesso come concreto, esistente con un suo contenuto individuale di esperienze, capacità, disposizioni; l’io con il suo orizzonte si profila come oggetto di esperienza raggiungibile in una possibile esperienza di sé che può estendersi ed arricchirsi all’infinito.
Ora, io credo che proprio questa non identità dell’io sono rimanda a quella Rückfrage, quella domanda di ritorno che permette di s-velare lo scarto, la differenza che è già sempre in atto nella riduzione trascendentale fenomenologica. Tale processo, legato al configurarsi dell’io come atto e non come oggetto, è fondamentale perché pone sempre già un raddoppiamento, una differenziazione fra l’io vivente e l’io esperito. L’io pare quindi divenire stratificazione, continua sedimentazionedi, deposito differenziantisi di materiali. Proprio qui, nel differire, nello scartare si situa la possibilità stessa del processo di significazione.
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Tag: differenza, io, io sono, Limite, raddoppiamento, scarto, significazione
Categorie : Limite, esperienza, significazione
Le esperienze
17 04 2008Premessa
Quando ho iniziato a riflettere per scrivere questo testo, immediatamente mi si è fatta innanzi un’immagine: le stratigrafie rocciose. Ho così iniziato il lavoro, non riflettendo su quello che avrei voluto scrivere, ma cercando delle immagini che rendessero questo incipit. Ovviamente internet, da vera e propria “miniera” d’immagini qual è, mi ha consentito di recuperarne tantissime, di queste ne ho inserito qui solo alcune che mi parevano rendessero meglio il processo di significazione che avevo in mente.
Perché questa immagine? L’idea nasceva da questa riflessione: quando penso all’esperienza/e (ma come già chiarito preferisco qui l’utilizzo del termine al plurale, per cui parlerò e intenderò da questo momento non di esperienza, ma di esperienze) credo si possa tentare di descriverle utilizzando la metafora delle stratigrafie rocciose. Leggi il seguito di questo post »
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Tag: anticipazione, de-oggettivizzazione, differimento, esperienze, forme di vita, ritardo, significazione
Categorie : biologia, corpo, esperienza, linguaggio, significazione
La voce e il linguaggio
7 04 2008Per una riflessione sul concetto di esperienza
Solo se il linguaggio non è la voce dell’uomo si apre per l’uomo la possibilità dell’esperienza. Esperienza, infatti, non è il semplice accadere di eventi materiali o biologici, ma un accadere tutto particolare di eventi, materialmente e biologicamente fondati, che trovano nell’uomo la loro condizione di possibilità. Leggi il seguito di questo post »
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Tag: aletheia, cibernetica, dis-velamento, ergonomia, esperienza, linguaggio, poiesis, praxis, verità, voce
Categorie : biologia, corpo, esperienza, linguaggio
Percezioni, esperienze
21 03 2008Io credo che le percezioni e le esperienze siano proprio nella pluralità, la quale significativamente ne fa emergere il senso nel loro darsi. Infatti, ogni qual volta io enuncio questi termini nella forma singolare (la percezione, l’esperienza) introduco già un processo induttivo di tipizzazione che mi rimanda ad una struttura categoriale in grado di comunicarmi qualcosa che si è già allontanato dalle esperienze pragmatiche che consideriamo immediate (ciò, lo vedremo, non vuol certo essere il tentativo di rinviare ad una fantomatica esperienza originaria ed immediata, ma in questa disamina preliminare è importante porre questa distinzione). Leggi il seguito di questo post »
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Tag: esperienza, linguaggio, percezione, Wittgenstein
Categorie : biologia, corpo, esperienza, linguaggio
Soglie delle percezioni
16 03 2008Io credo che anche quando siamo impegnati nella riflessione speculativa più astratta, ciò avviene sempre a partire dal nostro corpo, dal nostro situarci in uno spazio ed in un tempo (mi riferisco qui anche alla riflessione di J. Searle); va da sé che mi ponga nella prospettiva di un fondamento biologico della vita a cui dobbiamo guardare e che dobbiamo preventivamente interrogare. Leggi il seguito di questo post »
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Tag: biologia, corpo, esperienza, frammezzo, linguaggio, non, percezoni, soglie
Categorie : Limite, biologia, corpo, esperienza, linguaggio, significazione



