… dal significato scaturisce l’uso. (pag. 12)
Ciò ti mostra – si potrebbe dire – quanto saldamente certi gesti, certe immagini e certe reazioni siano collegati con il costante esercizio di un certo uso. (pag. 12)
Questi due passaggi, tratti dalle Osservazioni sui fondamenti della matematica di L. Wittgenstein, meritano un’attenzione particolare, infatti credo siano tesi a mostrare sempre e di nuovo la ri-connessione che collega continuamente significazionii e usi. Si potrebbe infatti tentare di leggere questi due passaggi con la seguente prospettiva: da un lato il processo di significazione determina l’uso, ma, reciprocamente, parrebbe proprio essere lo stesso uso ad aprire orizzonti di significazione possibili. Chiaro che in questa prospettiva è necessario tentare di cogliere le possibili implicazioni che il rapporto significati – usi, porta con sé. A questa considerazione vorrei aggiungere un ulteriore elemento problematico. E’ possibile/pensabile rileggere qui queste analisi usando gli “occhiali” del pensiero strategico di cui parla F. Jullien nel Trattato sull’efficacia (soprattutto il legame significazione – usi)?
L’essenziale della parola “tutti” consiste proprio nel fatto che essa non ammette nessuna eccezione. – Sì, questo è l’essenziale del suo impiego nel nostro linguaggio: ma quali siano i modi d’impiego che percepiamo come ‘l’essenziale’ dipende dalla parte che quest’impiego ha in tutta la nostra vita. (pag. 12-13)
Nel §16 Wittgenstein dice qualcosa di interessante che ribadisce, a mio avviso, le riflessioni precedenti: l’essenziale, dipende dall’impiego; quindi l’essenziale stesso ha un rapporto di dipendenza diretta con l’impiego. Il passaggio è molto importante perché è l’ontologia stessa che “svapora” dinanzi all’immanenza pratica. (Potremmo tentare di rappresentare la relazione usi, significazioni, inferenze, regole come nella mappa inserita qui sopra?)
E in cosa consiste la particolare attività dell’inferire? – Per rispondere a questa domanda è necessario rendersi conto del modo in cui si tirano conclusioni nella pratica dell’uso linguisitico: che procedimento sia mai, in un giuoco linguistico, l’inferire. Per esempio, una prescrizione reca: “Tutti coloro la cui statura supera il metro e ottanta sono assegnati al reparto…” Uno scivano legge ad alta voce nome e statura degli uomini. Un altro li assegna a questo o a quell’altro reparto. – “NN, 1 metro e 90″ – “NN al reparto…” (pag. 13)
Questo passaggio ci mostra come la determinazione di una regola, determina, a sua volta, processi d’inferenza. Di nuovo è la grammatica, il “come funziona?”, ad aprire possibilità di significazione.
In questa seconda mappa si cerca di mostrare come ogni inferenza può essere determinata a partire da una regola intesa come regola d’uso. Nuovamente: il punto non è forse già sempre grammaticale (“come funziona”)?
Ed ancora, gli usi potrebbero essere sostituiti da un processo di utilizzabilità che determina gli usi stessi.
Tutte queste riflessioni “stanno avvenendo” e si mostrano dentro questo stesso gioco linguistico. Non dobbiamo mai dimenticare questa continua torsione che la distanza/differenza fra linguaggio e realtà implica e rende possibile.


