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	<title>Commenti a: L&#8217;io come azione (una riflessione)</title>
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	<description>Diario di un confronto</description>
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		<title>Di: arampl</title>
		<link>http://aracnephilo.wordpress.com/2009/04/26/lio-come-azione-una-riflessione/#comment-27</link>
		<dc:creator>arampl</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 13:04:37 +0000</pubDate>
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		<description>Relativamente al primo punto concordo pienamente. Esso non può essere né un innominato, né, tanto meno, essere liquidato come mistero o enigma. Non credi però che l&#039;approccio metodologico possa preliminarmente aprire una strada per tentare la ri-proposizione del problema a partire da un&#039;altra prospettiva? Non può essere la descrizione (linguistica?) un elemento dis-velante?

Per ciò che cocnerne il secondo punto non è proprio la possibilità linguistica della descrizione una modalità (metodologia?) d&#039;interrogazione, di &quot;dire&quot; l&#039;io agendolo nel darsi linguistico?

Non so quanto sia riuscito ad essere chiaro in questi passaggi, ma al momento mi pare che la fenomenologia, meglio il fenomenologizzare - come scrive Fink - sia una possibilità d&#039;apertura, uno squarcio di possibilità sul problema dell&#039;io. Cosa ne pensi?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Relativamente al primo punto concordo pienamente. Esso non può essere né un innominato, né, tanto meno, essere liquidato come mistero o enigma. Non credi però che l&#8217;approccio metodologico possa preliminarmente aprire una strada per tentare la ri-proposizione del problema a partire da un&#8217;altra prospettiva? Non può essere la descrizione (linguistica?) un elemento dis-velante?</p>
<p>Per ciò che cocnerne il secondo punto non è proprio la possibilità linguistica della descrizione una modalità (metodologia?) d&#8217;interrogazione, di &#8220;dire&#8221; l&#8217;io agendolo nel darsi linguistico?</p>
<p>Non so quanto sia riuscito ad essere chiaro in questi passaggi, ma al momento mi pare che la fenomenologia, meglio il fenomenologizzare &#8211; come scrive Fink &#8211; sia una possibilità d&#8217;apertura, uno squarcio di possibilità sul problema dell&#8217;io. Cosa ne pensi?</p>
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		<title>Di: moietta</title>
		<link>http://aracnephilo.wordpress.com/2009/04/26/lio-come-azione-una-riflessione/#comment-26</link>
		<dc:creator>moietta</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 10:12:37 +0000</pubDate>
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		<description>Due brevissime considerazioni che richiedono un ulteriore approfondimento.

1) Giusto dire che l&#039;io è un atto e quindi la domanda sul &quot;chi&quot; può apparire fuori luogo.
Se questo io è un atto però farà tante cose, sarà demiurgo di una serie di esiti fra i quali possiamo annoverare la produzione di un io come unità psicofisica, come unità della mia persona.
Questo io parsonale, questo io residuo o resto, questo io che definisce i contorni della mia persona, non può essere un innominato o essere liquidato come &quot;mistero&quot;.

2) L&#039;io sarà anche un atto, rimane però il fatto che è un paradosso, che va interrogato, &quot;dire&quot; che l&#039;io è un atto.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Due brevissime considerazioni che richiedono un ulteriore approfondimento.</p>
<p>1) Giusto dire che l&#8217;io è un atto e quindi la domanda sul &#8220;chi&#8221; può apparire fuori luogo.<br />
Se questo io è un atto però farà tante cose, sarà demiurgo di una serie di esiti fra i quali possiamo annoverare la produzione di un io come unità psicofisica, come unità della mia persona.<br />
Questo io parsonale, questo io residuo o resto, questo io che definisce i contorni della mia persona, non può essere un innominato o essere liquidato come &#8220;mistero&#8221;.</p>
<p>2) L&#8217;io sarà anche un atto, rimane però il fatto che è un paradosso, che va interrogato, &#8220;dire&#8221; che l&#8217;io è un atto.</p>
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