Meditazioni sulle Meditazioni Cartesiane di E. Husserl

16 11 2008
E. Husserl

E. Husserl

E: Husserl, nella Seconda Meditazione Cartesiana scrive:

non è la mera identità dell’io sono che costituisce il contenuto assolutamente indubitabile dell’esperienza trascendentale di sé, ma è un’universale struttura apodittica di esperienza dell’io (per esempio, la forma temporale immanente del flusso dei vissuti) che si estende attraverso tutte le datità particolari della reale o possibile esperienza di sé, sebbene essa singolarmente non sia assolutamente indubitabile. In connessione e in dipendenza di essa sta il fatto che l’io si delinea per se stesso come concreto, esistente con un suo contenuto individuale di esperienze, capacità, disposizioni; l’io con il suo orizzonte si profila come oggetto di esperienza raggiungibile in una possibile esperienza di sé che può estendersi ed arricchirsi all’infinito.

Ora, io credo che proprio questa non identità dell’io sono rimanda a quella Rückfrage, quella domanda di ritorno che permette di s-velare lo scarto, la differenza che è già sempre in atto nella riduzione trascendentale fenomenologica. Tale processo, legato al configurarsi dell’io come atto e non come oggetto, è fondamentale perché pone sempre già un raddoppiamento, una differenziazione fra l’io vivente e l’io esperito. L’io pare quindi divenire stratificazione, continua sedimentazionedi, deposito differenziantisi di materiali. Proprio qui, nel differire, nello scartare si situa la possibilità stessa del processo di significazione.





Siamo tornati

16 11 2008

Si pubblica qui di seguito un’estratto dell’intervento del professore Manlio Iofrida sul tema Il soggetto della storia. La questione antropologica nell’età post-umanistica. Tenutosi il 24/10/2008 presso la Fondazione San Carlo di Modena. Il testo integrale è reperibile sul sito o nelle prossime pubblicazioni della Fondazione.

Il soggetto della storia.

La questione antropologica nell’età post-umanistica

Manlio Iofrida

3.

[...] La strada che divenne egemone negli anni 60, la soluzione strutturalistica o poststrutturalistica che dir si voglia, era l’unica disponibile? Non c’erano altri modelli, altre personalità filosofiche che proposero una soluzione differente allo stesso problema, che, lo ricordo per chiarezza, era quello di trovare, fra gli opposti e speculari prometeismi che animavano il progetto occidentale e quello sovietico, un’alternativa nuova, di leggere e cercare di orientare diversamente il grande cambiamento storico rappresentato dal neocapitalismo? Ce n’era, e da diverso tempo, più d’uno, ma chi lavorava proprio in quel periodo su questo terreno era Maurice Merleau-Ponty, che fu peraltro uno dei maggiori introduttori dello strutturalismo: il fatto che, come è noto, egli sia morto proprio nel 1961, quando stava impiegando tutte le sue energie in questo progetto, aggiunge una nota tragica alla storia che stiamo ripercorrendo e tanto più mi preme sottolinearlo poiché ricorre quest’anno il centenario della sua nascita. Leggi il seguito di questo post »